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“Quando sono i bambini che inventano le storie e tu ti ci ritrovi semplicemente dentro… le devi raccontare”

Smile House Roma, 16 aprile 2026 Martin è un bimbo bellissimo. Quasi 1 anno. Due occhi celesti come un mare fermo d’inverno. Ride senza tregua, con quella risata fuori controllo che è dei bimbi, travolgente fino al singhiozzo, che ti trascina senza scampo su una giostra di allegria da cui non puoi e non vorresti […]

“Quando sono i bambini che inventano le storie e tu ti ci ritrovi semplicemente dentro… le devi raccontare”

Smile House Roma, 16 aprile 2026

Martin è un bimbo bellissimo.

Quasi 1 anno.

Due occhi celesti come un mare fermo d’inverno.

Ride senza tregua, con quella risata fuori controllo che è dei bimbi, travolgente fino al singhiozzo, che ti trascina senza scampo su una giostra di allegria da cui non puoi e non vorresti scendere più.

E poi c’è Jacopo, il suo fratellone di quasi 7 anni, che mi sta appiccicato come un adesivo e non riesce a staccare gli occhi dal monitor del mio Vectra, un sistema fotografico 3D in cui al momento galleggia il faccione sorridente di Martin, con quel suo “taglio” sul labbro superiore che si tende come un elastico, tirandosi dietro anche il naso, ogni volta che ride, piange o sbraita che ha fame.

Ma tutto questo Martin, non lo sa… direbbe De Gregori.

Jacopo è curiosissimo, mi chiede di tutto e intanto le sue dita, sullo schermo touch del computer, fanno girare la foto 3D del faccione di Martin come fosse un videogioco: la gira, la capovolge, la ingrandisce, la scruta fin dentro quella crepa sulle labbra che attenta alla bellezza come uno strappo su un’opera d’arte, confronta le narici, storte, asimmetriche, che disturbano tutto, perfino il respiro.

È disorientato Jacopo, ha negli occhi mille domande che non sa fare, è preoccupato per Martin e perché non capisce quello che ha sentito quando i medici parlavano con i suoi genitori, non capisce proprio a cosa serva per esempio una foto, che gira e si capovolge, ad aiutare il suo fratellino, sembra chiedersi chi, di tutti quei camici bianchi, sarà quello che darà a Martin di nuovo il sorriso…

A volte una cosa complicata è più facile spiegarla ad un bambino: elimini il superfluo, parli come se facessi un disegno, lo guardi negli occhi perché le parole perdano il significato e diventino carezze, che arrivano fin laggiù dove potrà sentirle.

Allora lo anticipo:

“Ma tu lo sai che Martin sta già guarendo???”

Mi lancia uno sguardo come se di colpo gli avessi detto qualcosa in giapponese.

“Fammi vedere quante dita hai sulle mani”

Lui le solleva entrambe, arreso all’incomprensibile.

“Bene… sono 10!

Allora immaginiamo che siano 10 i bimbi in tutta Italia che hanno lo stesso problema di Martin. Lo sai che 7 di questi 10 bimbi, si dice il 70%… sono già guariti, e sai perchè? Perchè i loro genitori li hanno portati qui, nella Smile House, li hanno affidati ai nostri medici, i migliori e oltretutto i più simpatici… pensa, in tutt’Italia ci chiamano “eccellenza”!

Quindi, Martin sta già guarendo per il semplice fatto che è qui, nel posto giusto, il migliore che ci sia!

Farà un piccolo intervento per togliere quella fessura, in meno di un’ora il suo piccolo labbro tornerà unito e bellissimo e anche il naso… respirerà e mangierà bene e poi verrà seguito da altri medici che gli insegneranno un sacco di cose, e le insegneranno anche ai tuoi genitori e a te, per poter seguire Martin dall’inizio e al meglio.

E poi c’è un’altra cosa: la Smile House può fare tutto questo, che io chiamo “magia”, perchè ci sono un sacco di persone con un grande cuore che vogliono aiutare i bimbi come Martin, anche se non li conoscono di persona, e ci sostengono dando un po’ dei loro soldini, pochi o tanti non importa, che servono per comprare gli strumenti necessari, a permettere gli interventi chirurgici e tutte le cure e le attenzioni di cui Martin avrà bisogno dopo l’intervento e che sono importantissime per il suo futuro…”

Non avevo ancora finito la frase che Jacopo già non mi ascoltava più.

Ho dovuto distogliere lo sguardo, abbassare la testa fingendo di allacciare una scarpa, ho dovuto asciugare di nascosto quel momento insostenibile…

Jacopo, tutto concentrato, con la mano sinistra aveva allargato la tasca davanti dei suoi piccoli jeans, tirandola dal bordo, tuffandoci dentro l’altra mano.

“Oggi il nonno mi ha dato 10 euro! Posso darveli anch’io per Martin?”

E allora rido, rido sradicando fragorosamente un impulso invece contrario.

“Ahahahah… no! Questi il nonno li ha dati a te, un premio immagino, perchè sei stato bravo o l’hai fatto felice! Li ha dati a te!

Però, puoi fare una cosa ancora più grande…”

“Cosa???”

“Raccontare tutto quello che ci siamo detti di Martin, di Smile House, di quanti bambini si possono guarire, a piu’ persone che puoi, ai genitori, ai nonni, a quelli dei tuoi amici, spiegare quanto è importante sostenerci per quanto è importante quello che facciamo… anzi, facciamo un gioco: mi hai fatto venire in mente un’idea!

Vedi questo cartoncino con un quadrato bianco pieno di quadratini neri che sembrano sparpagliati a caso?”

“Si! Ce n’era uno ieri sera nella pizzeria dove siamo andati, papà l’ha fotografato col telefono ed è comparsa la lista delle pizze!”

“Esatto! Solo che questo serve, invece che a comprare una pizza, a fare una piccolo dono a Smile House, che può anche essere quanto comprare una pizza… Vedi quest’altro? Sembra uguale ma… questo non funziona, se lo inquadri col telefono non succede niente.

Allora io adesso ti do questi due cartoncini che sembrano uguali, si chiamano “QR”, e tu puoi fare un gioco con i tuoi genitori, gli zii, anche il nonno… gliene fai scegliere uno a caso, senza dire qual è quello giusto, questo rimane un segreto tra me e te, e gli dici di inquadrarlo col telefono. Se prendono quello che non funziona, quello che non succede niente, hanno perso e un piccolo regalo lo vinci tu, se invece trovano quello di Smile House… hanno vinto!

E allora potranno fare un dono a Martin e a tutti i bimbi che verranno qui da noi”.

Quando gli occhi di un bambino decidono di sorridere,

ti travolgono.

” Forte!! ” esclama rivolgendosi a Martin, che in braccio al papà cercava di mettersi in bocca una dentiera di gomma che la logopedista tiene tra i suoi “giocattoli” terapeutici…

“Il poco, anche pochissimo fatto da tante persone diventa tanto, tantissimo, per una sola che ne ha bisogno.”

Ride, è felice di avere in tasca una soluzione invece che tutte quelle domande che non sa fare.

Mi guarda come fossi un capo indiano.

Poi mi abbraccia, senza chiedermelo.

In pochi minuti Jacopo è cresciuto un pò, da qualche parte,

e di sicuro nella direzione più bella.

FB